Queer to Gift

Cover - Gift - Pt. 1

Gift è una ragazza lesbica, africana, immigrata e richiedente asilo.
Scappata dalla Nigeria a causa del suo orientamento sessuale è arrivata in Italia. Qui deve ricominciare la sua vita e chiedere asilo. Dai deserti del Niger ai tribunali italiani, iniziate con noi il viaggio alla scoperta della storia di Gift.

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Queer to Gift

Durata 00:29h

SONO INTERVENUTI

Gift Mfon: Ragazza lesbica, nigeriana e richiedente asilo. Membro del gruppo di migranti LGBT+ “Black and White G.A.G.A.”
Blessed Edugie: Ragazza lesbica, nigeriana e richiedente asilo. Tesoriere del gruppo di migranti LGBT+ “Black and White G.A.G.A.”
Lorenza De Boni: Avvocato del foro di Vicenza, il diritto dell’immigrazione è tra le sue aree di competenza.
L’abbiamo voluta come ospite perché ci hanno colpito l’attenzione e la dedizione che dedica a tutti i richiedenti asilo LGBT+ che chiedono il suo aiuto.

Queer to queer vuole dare voce alle minoranze del mondo LGBT+, e vuole che tutte e tutti possano sentire questa voce.
Crediamo nella piena accessibilità dei nostri contenuti e per questo motivo troverai per ogni episodio il testo completo.

Gift: I’m from Nigeria. I’m a 23 years old. I’m a lesbian.

Nicola: Lei è Gift. Gift è una ragazza lesbica, africana, immigrata e richiedente asilo, ma tre anni fa, quando comincia la nostra storia, Gift era solo Gift.

(Sigla)Giulio: Siamo Giulio e Nicola, vogliamo cambiare il mondo  e ci proviamo partendo da qui.

Nicola: Questo è queer to queer, un podcast che vuole dare voce alle minoranze nella minoranza.

Giulio: Parliamo di lesbiche, gay, bisessuali e trans, ma vogliamo raccontarvi le storie di cui non parla nessuno, troppo scomode per essere raccontate nelle riviste patinate, troppo lunghe per un post di Instagram, perfette per un podcast.

Nicola: Preparatevi, non basteranno glitter e arcobaleni questa volta, andremo oltre i soliti cliché. Alzate il volume e iniziate questo viaggio con noi”.

G (Giulio): Gift è una studentessa. Nata e cresciuta nel villaggio di Ekpeshi, Edo State, in Nigeria.

La mamma di Gift, Faith, vende farina di Yam alle fermate dell’autobus. Maxwell, il padre, lavora come contadino lontano da casa. La famiglia di Gift è una famiglia che noi definiremmo povera, ma a Gift in realtà non manca nulla: è una studentessa modello dell’Auchi Polytechnic dove frequenta il secondo anno, quello che noi definiremmo il secondo anno di università. Gift è una ragazza tosta, si alza tutti i giorni alle 5 di mattina, aiuta la mamma a bollire l’acqua, prepara il Chapati per lei e le sue tre sorelle e parte, a piedi, per Auchi, che raggiunge dopo 3 ore di camminata. All’Auchi polytechnic, assieme ai suoi insegnanti e compagni di classe, la aspetta Blessed, la sua migliore amica. Anche Blessed è nata a Ekpeshi, ma a differenza di Gift, a lei, non piace studiare. E’ l’unica ragazza con cui Gift passa il suo tempo libero, le altre ragazze si tengono a distanza da lei per i suoi modi di fare forti. Le danno del maschiaccio. Per fortuna Blessed dei modi di fare di Gift se ne frega, anche perché, diciamocelo, un’amica brava in matematica quando tu in matematica fai proprio schifo, fa sempre comodo.

N (Nicola): A Blessed piace divertirsi, vuole cercare un lavoretto il prima possibile e andare a vivere nella città di Abudja. Continua a studiare solo perché Gift le dice di non mollare, le dà una mano con i compiti e l’aiuta a rispondere nei corridoi ai ragazzi che la infastidiscono. Una volta le palpano il culo, quella dopo le urlano di fidanzarsi con loro, quella dopo ancora la invitano alle feste che Gift definisce “pericolose”. Alle feste dei cultist succedono cose strane, girano tante armi, girano tanti soldi, ma soprattutto e spesso si finisce col farsi male. I cultist assomigliano un po’ alla nostra mafia, solo meno organizzata. Anche in Nigeria, esistono, ma non se ne parla davvero.

Gift, da questa gente, preferisce stare lontana, e fa di tutto perché anche Blessed ne stia alla larga, ma è difficile, la bellezza di Blessed attira l’attenzione di molti di loro.

I cultist però non sono gli unici ad essere attratti da Blessed, anche Gift ne è innamorata. Le piace il suo sorriso, piegato un po’ a metà come se stesse ridendo, i suoi modi di fare da bad girl, che la rendono completamente diversa da lei, lei  che è invece più responsabile e ligia al dovere, e poi le piacciono le sue forme, che vorrebbe tanto poter stringere tra le mani.

Ora, se questa fosse una bellissima storia d’amore vi racconteremo di quanto Gift e Blessed fossero attratte l’una dall’altra, di come si amassero e si nascondessero a limonare duro nei bagni dell’Auchi Polytechnic per non farsi vedere dagli insegnanti. Ma purtroppo questa non è una bellissima storia d’amore e non vi racconteremo di nessun limone, almeno per il momento.

G: Gift sa di avere qualcosa di diverso dai suoi coetanei, d’altronde questi non fanno altro che farglielo notare, insultandola o semplicemente escludendola. Gift non sa cosa significa essere lesbica, ne ha solo sentito parlare. Un ragazzo gay l’ha pure conosciuto, o meglio, l’ha visto dalle vetrate della scuola. I cultist l’avevano preso, picchiato e denudato in cortile. Gli avevano messo un pneumatico al collo e gli avevano dato fuoco. Qualcuno aveva chiamato la polizia, ma si sa la polizia arriva sempre troppo tardi. E comunque in carcere ci sarebbe finito lui, non i suoi aggressori. In Nigeria funziona così.

Gift sa che se sei una donna non ti può piacere un’altra donna, certe cose in Nigeria non si fanno. Però, Gift, quando guarda Blessed a queste cose proprio non ci pensa. Vuole baciarla, accarezzarla, vuole stringerla a sé, avere il suo odore nei vestiti, addormentarsi con lei a fianco.

N: Notizia straordinaria

G: No Nicola, siamo ancora in Nigeria.

N: Hai ragione, scusa! Nuovo episodio di Jungle Justice all’Auchi Polytecnik. Due studentesse sono state attaccate da una folla di studenti nel cortile comune. La folla è stata aizzata da una terza ragazza, che ha visto le due donne baciarsi nei bagni femminili. Le ragazze sono state trascinate da un gruppo di studenti all’esterno della struttura dove sono state punite per il loro abominio.

Per ora è tutto, maggiori aggiornamenti a seguire.

G: Le due ragazze sono Blessed e Gift, ancora non sappiamo bene cosa sia successo. Blessed è stata uccisa negli scontri, Gift invece è riuscita a fuggire in qualche modo. Sanguinante torna ad Ekpeshi, non è sicura che sia la cosa giusta da fare, ha paura della reazione della famiglia e della sua comunità, ma è disperata e non vede altra via d’uscita. Quando arriva a casa sua madre e suo padre sanno già tutto. Le dicono di andarsene, di non farsi vedere mai più. Le persone parleranno e arriveranno il disonore e la vergogna per la sua famiglia.

Gift ruba i soldi a suo padre, scappa ad Abudja e da lì prende il bus verso Kano. Sa che quello è il percorso che fanno le ragazze dell’Edo State. Quelle che vogliono provare a cambiare vita, ma di cui poi non si ha più notizia. Quando arriva a Kano, Gift ha finito tutti soldi. Non sa cosa fare, a casa non può chiamare, e sa che la polizia la sta cercando. Non mangia da giorni, non si è ancora fatta una doccia, ha ancora il sangue incrostato ai vestiti e le ferite continuano a provocarle dolore. Lì nessuno le è amico.

N: Nessuno le è amico tranne John. John lo incontra lungo la strada. Gift non si era nemmeno accorta di lui, ma lei, così scossa, disperata e vulnerabile, aveva attirato immediatamente l’attenzione di John. Lui era un uomo molto gentile, ma a parte questo Gift non ricorda molto di lui, la aiutava in tutto. Un buon samaritano che l’aveva raccolta dalla strada, l’aveva fatta entrare in casa sua, usare il suo bagno e mangiare il suo cibo. Tutto senza chiedere niente. Era proprio gentile questo John. L’avrebbe aiutata anche ad uscire dalla Nigeria, ad arrivare fino in Europa e le avrebbe anche trovato un lavoro. John ha amici in Europa che aiutano le ragazze sole e disperate come Gift, le fanno lavorare come parrucchiere, dice John. A Gift, in realtà, l’idea di lavorare come parrucchiera non piace proprio, anzi non vuole proprio lavorare per ora, vuole studiare, imparare ancora tanto, ma tra il diventare parrucchiera in Europa, di cui tanto aveva sentito ben parlare, e passare la vita in prigione o peggio essere ammazzata di botte perché lesbica, forse forse è meglio la prima. John era talmente buono da non volere soldi. Avrebbe chiamato un suo amico che l’avrebbe portata fino in Libia e da lì in Europa. In Europa l’avrebbe aspettata un altro amico di John, che le avrebbe dato un letto e un lavoro. Tutto gratis, diceva John.

I soldi Gift doveva restituirli quando avrebbe iniziato a lavorare in Europa. Ma non c’era fretta per quelli. Però doveva partire al più presto. I suoi amici avevano fretta e se indugiava ancora un altro po’ avrebbero aiutato qualche altra ragazza al posto suo.

G: Prima di partire però, GIft doveva fare il Juju: doveva promettere. Una volta ottenuto il lavoro avrebbe restituito i soldi a John, così lui avrebbe potuto aiutare altre persone. La portano dallo sciamano, le staccano alcuni peli dell’ascella, li buttano in un intruglio e glielo fanno bere. Poi deve promettere, sulla sua vita e su quella della sua famiglia.

N: Così il viaggio di Gift comincia e tutto va bene all’inizio. È in un minivan con altre ragazze, le danno del cibo e le dicono di mettersi comoda. L’inferno comincia dopo.

G: Se servisse un modo per descrivere la discesa all’inferno, il viaggio di Gift potrebbe essere la metafora perfetta. Oltre la frontiera, in Niger, le requisiscono il cellulare e tutti i suoi documenti. Non sono più gentili e con i modi affabili, gli amici di John. Ad Agadez  lei e le altre 13 ragazze vengono rinchiuse in uno stanzino puzzolente. Non c’è aria, non c’è niente su cui dormire, solo alcune coperte sporche che emanano odore di escrementi. La lasciano lì per 5 giorni, portando acqua e qualche cosa da mangiare una volta al giorno. Le ragazze piangono, urlano disperate che vogliono tornare indietro, chiedono il perché di tutto questo, chiedono dove le porteranno. Ma invece delle risposte ricevono botte, e poi minacce che devono stare zitte, ché se parlano, le uccidono.

Dopo cinque giorni le caricano sul retro di un pick-up. Sono in 30, devono reggersi ad un bastone, non possono portarsi nulla dietro, berranno l’acqua della tanica al centro del veicolo. Gift riesce a nascondere del pane vecchio nel suo seno e si va a sedere vicino alla cabina, senza dire nulla.

Scoprirà presto la sua fortuna, lì è più facile reggersi, si cade più difficilmente. Lei non aveva mai visto il deserto, sapeva che faceva caldo, che era pericoloso, non sapeva che fosse l’inferno in terra. Se cadi dal pick-up ti lasciano lì. Se perdi i sensi e svieni dal caldo del deserto, dalla stanchezza dei giorni di viaggio con poco cibo e poca acqua, sei finita. Cadi lì. Il pick-up non si ferma per nessuno.

Quando gli autisti si fermano per poche ore di riposo, prendono una di loro e la violentano.

Durante il viaggio sei di loro vengono violentate. Due cadono dal pick-up.

Gift tiene sveglia la sua vicina Better. Better tiene sveglia di lei.

N: Quando arrivano a Sabha, Gift crede che il peggio sia passato: è sopravvissuta al deserto.

Non è così, le milizie le puntano un’arma addosso, la insultano e le sputano in faccia, le strappano i vestiti. Lei è una illegale. L’autista però ha dei soldi con sé e gli uomini armati, dopo aver abusato di lei, la lasciano andare.

Arrivano a Tripoli e lì Gift capisce che c’è sempre qualcosa di peggio. La città è un campo di combattimento, ci sono spari ovunque, uccidono il suo autista e lei viene catturata dagli Asma Boys, gruppi armati di ribelli libici, spesso trafficanti di uomini, donne e bambini.

Verrà incarcerata, obbligata a chiamare la sua famiglia per chiedere soldi per il suo riscatto. Abuseranno di lei più volte e rimarrà giorni interi nutrendosi di poco pane e  di poca acqua.

G: Una sera la prelevano, la portano vicino ad un corso d’acqua. Gift non ha mai visto un fiume così grande. Non si vedeva nemmeno l’altra sponda. È notte e le puntano contro l’arma, chi parla viene picchiato, chi si rifiuta di entrare nel gommone viene ucciso.

Gift è schiacciata al centro, tra altre 80 persone. Poco dopo che il gommone ha lasciato la riva il motore smette di funzionare. Le persone iniziano ad urlare dalla paura. Gift vorrebbe solo vomitare, le onde sono sempre più alte e c’è puzza ovunque. Gift sviene. Di quello che succederà dopo ha solo pochi ricordi. A lungo ha creduto di essere morta.

N: All’arrivo al centro di accoglienza, in Sicilia, Gift non crede ai suoi occhi, ha un letto dove dormire, in una stanza con altre 10 ragazze, non vuole fare molto, è stanca e ha il corpo ancora bruciato dall’acqua salata e dal carburante del gommone. Dopo due giorni dal suo arrivo, Gift decide di vedere cosa c’è là fuori, com’è l’Italia. Esce dalla struttura di accoglienza e viene immediatamente avvicinata da un uomo, è Nigeriano. Le dice che viene per conto di John, dice che deve andare con lui, ha giurato, deve restituire i soldi. Gift ne ha passate troppe, John le aveva promesso che le avrebbe fatto fare un viaggio sicuro, ma in quel viaggio l’hanno picchiata, stuprata, lasciata quasi a morire senza cibo né acqua. John non era gentile, John era un bugiardo. Gift non si fida, non è la tipa da farsi fregare due volte nello stesso modo.

G: In questa storia Gift decide così, torna nel centro di accoglienza Siciliano e poco dopo viene trasferita in un altro centro, al Nord, in provincia di Vicenza. La maggior parte delle volte non succede così però, la maggior parte delle “Gift” che arrivano in Italia decidono di seguire il brutto ceffo Nigeriano e poi se ne perdono le tracce.

N: Gift arriva a Vicenza. Lì, inizia il suo percorso di richiesta d’asilo, l’Odissea burocratica.

G: Richiedere asilo, significa chiedere protezione in uno Stato diverso da quello d’origine, perché, dice la Convenzione di Ginevra, lì si ha il fondato timore di essere perseguitati, per la propria religione, la razza, la nazionalità e l’opinione politica o perché appartenenti ad un gruppo sociale.

N: Si ok, ma in tutto ciò Gift che cosa c’entra, lei è solo lesbica.

G: Questa domanda l’abbiamo fatta all’avvocato De Boni durante una delle nostre interviste:

Giulio: Intanto Buongiorno.

Avv De Boni: Buongiorno a voi.

G: Grazie di aver accettato di essere intervistata e di rispondere alle nostre domande. Quindi le chiederei, evitando magari il giuridichese, se ci può spiegare la situazione di Gift. Perché Gift è una ragazza Nigeriana, lesbica che però non scappa da una guerra. Ci può spiegare quindi perché ha comunque diritto di chiedere protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra?

D.B.(Avv. De Boni): Sì, proverò a spiegarlo in modo molto molto semplice. Allora, ci sono dei diritti che si chiamano diritti umani e in quanto tali sono diritti che appartengono a tutti gli uomini e non possono essere mai violati. Anche se la Convenzione di Ginevra non dice espressamente che tra questi diritti vengono compresi la libertà sessuale, la libertà di autodeterminarsi, cioè di decidere se andare con un uomo, con una donna, con un uomo e con una donna, sono ricompresi. Perchè? Perché queste persone hanno una caratteristica loro propria dalla nascita. Cioè quella di essere attratti da uomini se sono uomini, da donne, se sono donne o da uomini e donne se piacciono gli uni e gli altri. Oppure sono persone che non sanno bene cosa sono. Queste loro sensazioni, questi loro desideri sono innati. Le persone che hanno queste caratteristiche, quindi, rientrano nel gruppo sociale che viene indicato dall’articolo 1 della Convenzione di Ginevra.

G: Grazie mille, chiarissimo. Quello che le chiedo allora: quindi Gift fa parte di un gruppo sociale perché lesbica, ma quello che mi chiedo, proprio in soldoni, praticamente, una persona che vuole richiedere asilo come fa? Arriva in Italia e cosa fa? Dice “voglio chiedere asilo” a un poliziotto che trova per strada?

D.B.: All’incirca! Allora una persona che arriva in Italia oppure che è già in Italia e decide di chiedere asilo per motivi vari, Gift probabilmente lo farà perché nel suo Paese l’omosessualità è un reato, ma non solo un reato astratto, cosa vuol dire, che c’è una legge che prevede che chi ha rapporti sessuali con lo stesso sesso va in carcere e può subire una pena da 8 a 14 anni, ma questa legge viene anche applicata, viene applicata tante e tante volte. Allora Gift può andare in Questura e dire “voglio la protezione internazionale, cosa devo fare?” La Questura fissa un appuntamento, le fa scrivere il motivo per il quale vuole la protezione internazionale, questo modulo viene poi mandato ad un altro organo all’interno della Questura, ma indipendente, che si chiama Commissione Territoriale. La Commissione Territoriale fisserà un appuntamento dove Gift andrà accompagnata, se è inserita in un centro di accoglienza, da un operatore oppure da un avvocato, ma può anche andare da sola. La Commissione la inviterà a sedersi, le chiederà se capisce la lingua italiana, se non capisce la lingua italiana le propone un interprete, le chiederà se capisce l’interprete e poi inizierà a porle delle domande. Allora Gift racconterà la sua storia. Alla fine del racconto la Commissione le dirà: “non ho capito tutto quello che tu mi hai detto. Ti posso fare delle domande?” Allora Gift dirà “Sì”  e da lì inizierà un vero e proprio interrogatorio, la parte più importante del colloquio con la Commissione. Una volta terminata, la Commissione si ritira e deciderà se Gift ha diritto alla protezione internazionale.

G: Ecco, qui sono curioso di fare una domanda: cosa la Commissione deve giudicare? Come si fa a capire se una persona è lesbica o no? La commissione giudica questa cosa? Giudica degli altri elementi? Su cosa basa la propria decisione?

D.B.: Questa è una bella domanda. Perché in Italia così come in Europa ci sono delle direttive, cioè dei consigli che vengono dati alla Commissione, per decidere se la storia di Gift è vera. In realtà la Commissione non può basarsi solo sulla dichiarazione di Gift quindi porrà delle domande. Domande che però non possono essere stereotipate. Deve essere più neutra possibile. La Commissione quindi cosa deve fare? Deve valutare se c’è credibilità, cioè se il suo racconto è logico. Se il susseguirsi dei fatti che racconta hanno una conseguenza logica e se ritiene che questa logicità corrisponda anche alla situazione del Paese, c’è una valutazione positiva e quindi dirà, a seconda dei casi, “Gift ti do lo stato di rifugiato”, “Gift ti do la protezione sussidiaria”.

G: Noi lei l’abbiamo conosciuta in qualità di avvocato nelle aule di tribunale. Quindi come mai qualche volta si finisce anche in un tribunale con un richiedente asilo?

D.B.: Perchè le Commissioni sostituiscono a un giudizio di credibilità un giudizio di sincerità. Ritengono che il richiedente non sia sincero. Ritengono che il richiedente protezione, quindi Gift ad esempio, non abbia fornito delle prove a sufficienza. Allora dice “no, Gift, non sei sincera. A me non interessa che nel tuo Paese ci sia una pena detentiva. Io dico che tu non sei gay, non sei lesbica, e non ti concedo la protezione.” Allora si ricorre al tribunale e lì si spiegheranno meglio tutti i fatti che la Commissione non ha ritenuto credibili. Gift verrà sentita nuovamente da un giudice e al termine del giudizio ci sarà un decreto che sarà di accoglimento della protezione o di diniego.

G: Quindi in caso di ricorso in un tribunale il ruolo dell’avvocato è preponderante. E’ molto importante.

D.B.: Sì.

G: Allora mi chiedo qual è l’elemento più difficile per voi? Qual è la cosa più complessa nel caso di persone richiedenti asilo per orientamento sessuale e identità di genere?

D.B.: Accoglierle in un ambiente sereno in modo che loro possano aprirsi e raccontare quello che magari non hanno mai raccontato alla Commissione o alla loro operatrice perché solo se instaura un rapporto di fiducia la Gift di turno può raccontarti gli aspetti più intimi. E quindi bisogna avere  pazienza e tempo da dedicare a loro.

G: Grazie, non ho altre domande però visto che lo chiediamo a tutti gli ospiti del podcast se lei vuole aggiungere qualcosa di particolare o qualcosa che non le abbiamo chiesto.

D.B.: Io ringrazio voi di G.A.G.A. per il grande lavoro che fate a supporto dei richiedenti protezione, altro non ho da dire.

G: Grazie.

N: Ohi, ci siete ancora? Non avete dimenticato qualcosa? Gift ve la ricordate ancora? Quella che era partita da Ekpeshi ed era arrivata a Vicenza? Torniamo da lei per favore, ché l’abbiamo lasciata lì ad aspettarci tra la Sicilia e Vicenza.

G: Nel frattempo Gift è arrivata in una città che non ha mai visto, con persone che non conosce, ma non le importa. Le basta essere lontana da tutto quello che si è lasciata dietro. Gift è in una struttura di sole ragazze, durante il giorno è libera di muoversi, l’importante è tornare a casa prima delle 22, questione di sicurezza, le dicono. Le danno da mangiare e da bere, vestiti puliti e un pocket money. Avete presente i 35 euro al giorno? Quelli che nella realtà poi sono due e mezzo, quando ti va bene. Ma almeno sotto questo punto di vista Gift è fortunata. Gift ora ha un telefono, potrebbe chiamare la sua famiglia, in Nigeria. Potrebbe far loro sapere che sta bene, che è sopravvissuta. L’ultima volta che li aveva visti, però, l’avevano insultata e cacciata di casa, le avevano detto  che aveva portato disonore su tutta la famiglia. La odiavano ancora? stavano bene? mancava loro? Gift non sa se chiamarli possa essere una buona idea. Alla fine Gift decide di non farlo, non vuole rischiare per il momento, ci penserà più avanti, forse. Vorrebbe poterne parlare con qualcuno, vorrebbe confrontarsi con qualcuno sulla sua situazione, qualcuno che la capisca davvero, qualcuno come Blessed. Ma delle altre ragazze del centro di accoglienza non si fida, la guardano male esattamente come la guardavano male le persone in Nigeria quando le davano del maschiaccio. Non si sente al sicuro con loro, spera che nessuno scopra che le piacciono le donne altrimenti dovrebbe scappare di nuovo in un altro Paese, è appena arrivata in Italia e lì nessuno sa di lei, può stare lì senza rischiare la vita. Perché in Italia se sei un omosessuale rischi la vita.

N: Come? Non lo sapevate? Ah giusto, per noi è ovvio che qui non ti ammazzano. Ma se arrivi da Ekpeshi che cosa vuoi saperne delle leggi italiane? Cosa ne sai, se cresci in un Paese in cui  gli omosessuali vengono uccisi, picchiati, violentati, in cui essere gay è sbagliato, immorale e addirittura illegale. Se cresci in questo modo, pensi che tutto il mondo sia così. A Gift nessuno ha detto che in Italia può amare chi vuole, che se sei lesbica non ti ammazzano.

G: L’aria che tira nel centro di accoglienza, con le altre Nigeriane, è quella. Gift non si sente al sicuro, sta attenta a quello che fa, a quello che dice e a come si muove. Non vuole dare nell’occhio, non vuole che sappiano che è lesbica. Si inventa una storia, che è la stessa che racconta agli operatori del centro. A Martina, la ragazza che la segue per la richiesta d’asilo dice che è andata via perché la sua famiglia era tanto povera e volevano farla sposare con un uomo che non aveva mai visto.  E’ la storia che racconta a tutti.

N: Martina le sta simpatica, ha dei modi gentili e più volte le chiede se va tutto bene. Da un po’ di giorni poi, indossa una spilla strana che Gift nota sempre. C’è scritto “love is love. love who you want” “L’amore è amore, ama chi vuoi”.

Con Martina, Gift vorrebbe essere onesta. Vorrebbe dirle che l’amore è il motivo per cui è dovuta scappare dal suo Paese, ma non si fida, ha ancora paura.

G: Questo è Queer to queer e questa è la prima parte della storia di Gift.
N: Se siete curiosi di sapere cosa succederà a Gift, vi aspettiamo.
G: Ve lo racconteremo insieme a lei nel prossimo episodio.

(Sigla) G: Quello che avete ascoltato è Queer to queer un podcast che vuole dare voce alle minoranze nel mondo LGBT+.

N: Parla di lesbiche, gay, bisessuali e trans, ma racconta le storie di cui non parla nessuno. G: Si esce dagli stereotipi, ci si siede comodi e si approfondisce.
N: Con noi, ci sono loro, i protagonisti delle nostre storie. 

G: Queer to queer è un progetto collettivo, non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di Mauro, Francesco, Agata, Alex, Nicole e Carlotta. 

N: Se volete approfondire i temi di questo episodio o dare il vostro contributo al progetto vi aspettiamo su queertoqueer.it

In riproduzione:  Queer to Gift – con Giulio & Nicola
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